Infrastrutture sostenibili: costruire il futuro insieme alla natura

Per decenni, la costruzione delle infrastrutture ha seguito una logica che vedeva il territorio come una superficie da plasmare al servizio dei bisogni umani. Oggi, in un contesto segnato dal cambiamento climatico e dall’indebolimento degli ecosistemi, progettare senza considerare il capitale naturale significa esporsi non solo a rischi ambientali, ma anche a perdite economiche e operative.

Secondo il report “A Value-Driven Approach to Nature-Based Infrastructure”, realizzato da BCG in collaborazione con Quantis, oltre il 25% della perdita globale di biodiversità è riconducibile alle infrastrutture tradizionali.

La buona notizia è che un altro modo di costruire esiste: con le infrastrutture nature-based. Quest’ultime sfruttano i processi naturali esistenti e puntano alla rigenerazione degli ecosistemi, si integrano con l’ambiente favorendo la biodiversità e generando benefici multipli nel tempo. Spesso si combinano con le infrastrutture tradizionali in soluzioni ibride, che uniscono efficienza strutturale e valore ecologico, creando modelli più flessibili e adattabili.

Un esempio concreto arriva da una comunità rurale del Regno Unito che ha sostituito un impianto di trattamento delle acque reflue con una zona umida artificiale ottenendo un ritorno sugli investimenti più che doppio rispetto alle soluzioni convenzionali, rigenerando l’ecosistema locale e migliorando la qualità della vita della comunità. Soluzioni simili si stanno diffondendo anche in ambito urbano con micro-foreste e sistemi di drenaggio sostenibile che mitigano l’effetto isola di calore e gestiscono meglio le piogge intense, mentre lungo strade e infrastrutture esistono corridoi ecologici e barriere vegetali che proteggono e rigenerano gli habitat.

Le nature-based infrastructure rappresentano anche un’opportunità economica concreta. Secondo lo studio BCG, saranno necessari circa 1.200 miliardi di dollari l’anno in capitali privati per una diffusione su larga scala, ma in media ogni progetto di rigenerazione può generare fino a 250 milioni di dollari annui. Nonostante il potenziale, oggi solo il 30% delle aziende ha avviato strategie strutturate di rigenerazione, mentre l’80% si limita a misure di mitigazione come efficienza energetica e riduzione degli sprechi.

Per rendere le infrastrutture nature-based una pratica diffusa servono formazione specializzata, strumenti finanziari che valorizzino benefici a lungo termine e normative con incentivi.

Alcune città europee stanno già sperimentando fitodepurazione, infrastrutture sostenibili e interventi di riqualificazione ambientale con effetti positivi sulla gestione delle acque, sulla qualità dell’aria e sulla salute pubblica.

Integrare la natura nella progettazione non significa rinunciare alla tecnologia, ma potenziarne gli effetti in una logica di lungo periodo. Le infrastrutture del futuro non saranno solo più performanti, ma anche più intelligenti, resilienti e coerenti con i territori che attraversano promuovendo una crescita davvero sostenibile.

Per l’articolo completo clicca qui: https://www.agendadigitale.eu/smart-city/infrastrutture-sostenibili-costruire-il-futuro-con-la-natura/.

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