Digitalizzazione nelle costruzioni: dal BIM all’intelligenza artificiale, il settore entra nella fase data-driven

Dati del Rapporto OICE 2026 sulla digitalizzazione nelle costruzioni

La digitalizzazione del settore costruzioni non è più un tema sperimentale, ma una trasformazione strutturale che riguarda progettazione, cantieri, gestione degli edifici, manutenzione e competitività delle imprese. I dati del Report OICE Digitalizzazione 2026, dedicato alle gare BIM pubblicate nel 2025, confermano una forte accelerazione del mercato pubblico: le gare per servizi di architettura e ingegneria con richiesta BIM sono state 638, per un valore complessivo di 1,497 miliardi di euro, con una crescita del +80,7% in numero e del +151,1% in valore rispetto al 2024.  Il BIM arriva così a rappresentare il 27% del numero totale dei bandi S.A.I. e il 56,5% del valore complessivo del mercato dei servizi di architettura e ingegneria.

Il BIM non è più accessorio: entra nella struttura delle gare

Il 2025 segna un cambio di passo anche dal punto di vista qualitativo. Crescono i bandi corredati da capitolato informativo BIM, passati da 89 nel 2024 a 219 nel 2025, pari al 34,3% del totale. Aumenta inoltre il ricorso al BIM come requisito di accesso alla gara: le procedure che richiedono competenze BIM passano da 142 nel 2024 a 340 nel 2025, pari al 53,3% del totale. Cresce anche la richiesta di figure specializzate o certificate, come BIM Manager, BIM Coordinator ed esperti con competenze riferite alla UNI 11337-7: nel 2025 sono presenti nel 39,5% delle gare.  Il BIM è sempre più anche elemento premiale: 428 gare su 638, pari al 67,1%, attribuiscono punteggi legati alla metodologia digitale, soprattutto nella valutazione delle caratteristiche metodologiche dell’offerta.

Sopra soglia, grandi stazioni appaltanti e nuove costruzioni

La quasi totalità delle gare BIM riguarda procedure sopra soglia europea: nel 2025 sono 584 bandi su 638, pari al 91,5%; in valore, che ammonta a 1.488,1 milioni di euro, rappresentano addirittura il 99,4% del totale. Dal punto di vista territoriale, il Mezzogiorno concentra il 32,8% delle gare BIM (209 gare), seguito dal Centro con il 25,1% (160 gare), dal Nord-Est con il 18,3% (117 gare), dal Nord-Ovest con il 18% (115 gare) e dalle Isole con il 5,8% (37 gare). Tra le regioni, il Lazio guida con 108 bandi, seguito da Campania (87), Puglia (70), Lombardia (64) e Veneto (37). Le amministrazioni più attive sono le Amministrazioni dello Stato con 178 bandi, seguite da Comuni (149) e Concessionarie (113). Tra le singole stazioni appaltanti spiccano Agenzia del Demanio, Ministero della Difesa e ANAS. Le gare riguardano soprattutto nuove realizzazioni, pari al 64,3%, mentre le ristrutturazioni rappresentano il 35,6%. Le opere puntuali pesano per il 64,1%, con una forte presenza di edilizia sanitaria, direzionale e scolastica.

Dal BIM al data-driven delivery

Secondo Federica Brancaccio, presidente ANCE, la digitalizzazione non va letta come un semplice aggiornamento tecnologico, ma come un vero percorso industriale che incide su produttività, qualità, tempi, trasparenza e gestione del rischio. Il BIM ha introdotto un linguaggio comune tra progettazione, affidamento, esecuzione e gestione. Oggi l’intelligenza artificiale amplia ulteriormente questo scenario: non sostituisce la digitalizzazione, ma ne moltiplica gli effetti. Dove i dati sono ordinati e governati, l’IA accelera i processi; dove i dati sono frammentati, rischia invece di amplificare inefficienze. ANCE evidenzia che il 51% delle imprese intervistate, su un’indagine condotta su 500 imprese associate, considera strumenti digitali e IA indispensabili per restare competitivi nel settore edile, mentre il 67% si dichiara abbastanza o molto disponibile a investire in strumenti di intelligenza artificiale. La propensione cresce nelle imprese con fatturato superiore ai 50 milioni di euro. La prospettiva è quella del data-driven delivery: requisiti, decisioni, verifiche, avanzamenti ed evidenze devono diventare tracciabili e interoperabili. Questo significa ridurre contenziosi, migliorare la valutazione del rischio, rafforzare la fiducia del committente e costruire una filiera più solida.

IA: gare, progettazione, cantiere

ANCE individua tre aree prioritarie di impatto dell’intelligenza artificiale.

La prima riguarda gare e pianificazione: l’IA può supportare lettura dei documenti, estrazione dei requisiti, verifica della conformità, compilazione e sintesi. Le stime indicano possibili riduzioni dei tempi nell’ordine del 50-60%.

La seconda riguarda progettazione e ingegneria: l’IA può accelerare iterazioni, verifiche, generazione di elaborati e controllo delle non conformità, con riduzioni dei tempi fino al 20% nei casi più maturi.

La terza è l’area esecuzione e controllo in campo: performance management, monitoraggio avanzamento, assistenti virtuali e controlli di compliance possono ridurre i tempi di delivery del 50-70% e contribuire alla riduzione degli incidenti fino al 20%, se integrati in processi strutturati e repository aggiornati.

Il punto critico: competenze e organizzazione

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, attraverso le riflessioni del presidente Angelo Domenico Perrini e del consigliere Sandro Catta, sottolinea che la digitalizzazione è ormai percepita come tema strategico dalla professione tecnica, ma non ancora applicata in modo uniforme.

L’indagine CNI su circa 2.300 professionisti mostra un forte interesse per BIM, gestione informativa e IA, ma anche una distanza tra consapevolezza e applicazione concreta. Le competenze BIM risultano spesso intermedie o frammentate; la conoscenza degli standard UNI 11337 e IFC non è ancora pienamente diffusa; l’adozione resta più frequente nei contesti organizzativi strutturati rispetto agli studi individuali. Questo dato è decisivo: la digitalizzazione non dipende solo dalla disponibilità di software, ma dalla capacità di riorganizzare processi, ruoli, responsabilità e flussi informativi.

Digital Twin, IoT e manutenzione predittiva

Il contributo del professor Rui Pinho mette in evidenza l’evoluzione dell’ingegneria civile verso la cosiddetta Construction 4.0. Il BIM diventa il punto di partenza di una filiera informativa più ampia, che comprende: Digital Twin; sensori IoT; Structural Health Monitoring; machine learning; robotica; materiali intelligenti.

Il Digital Twin consente di collegare il modello digitale all’opera fisica, aggiornandolo attraverso dati reali provenienti dal campo. Questo apre la strada alla manutenzione predittiva: non si interviene più solo quando un componente si rompe, né a scadenze fisse, ma quando i dati indicano che il sistema sta per degradarsi. Nelle infrastrutture, questo significa poter monitorare ponti, dighe, reti ferroviarie, tunnel e opere complesse con strumenti capaci di individuare anomalie, simulare scenari e programmare interventi mirati.

Dalla progettazione generativa al cantiere automatizzato

Secondo Carlo Massimo Casciola e Daniela Addessi dell’Università La Sapienza, l’ingegneria civile sta entrando in una quarta rivoluzione: il passaggio da modelli basati prevalentemente sulla fisica a modelli sempre più guidati dai dati. L’IA può supportare: generative design; ottimizzazione topologica; modellazione energetica; previsione dei costi; analisi dei rischi; controllo dei cantieri; monitoraggio delle infrastrutture; gestione predittiva del patrimonio.

Nel cantiere, computer vision, droni, robotica e sensori possono migliorare sicurezza, produttività e controllo dell’avanzamento. Nella gestione delle infrastrutture, algoritmi predittivi possono aiutare a stabilire dove investire risorse limitate, bilanciando sicurezza, durabilità e costi.

Cybersecurity e responsabilità dei dati

Più il settore diventa digitale, più cresce il tema della sicurezza informatica. ANCE richiama la necessità di considerare cybersecurity, continuità operativa, gestione degli accessi, backup, tracciabilità, integrità dei dati e capacità di ripristino come elementi strutturali della trasformazione digitale. Anche il mondo accademico sottolinea che infrastrutture connesse, gemelli digitali e sistemi IoT aumentano la superficie di rischio. La sicurezza cyber diventa quindi un requisito progettuale e gestionale, al pari della sicurezza strutturale o della prestazione energetica.

Una transizione da governare

Il quadro che emerge è chiaro: la digitalizzazione nel settore costruzioni sta accelerando, ma non è ancora omogenea. Da un lato, i dati OICE mostrano che il BIM è ormai entrato con forza nel mercato pubblico: cresce nelle gare, nei valori economici, nei requisiti di partecipazione e nei criteri premiali. Dall’altro, le riflessioni di ANCE, CNI e mondo accademico evidenziano che la vera sfida non è solo introdurre tecnologie, ma costruire una filiera capace di governarle.

Servono: competenze diffuse; stazioni appaltanti preparate; imprese consapevoli; dati ordinati e interoperabili; processi standardizzati; cultura della sicurezza informatica; sperimentazioni guidate per micro e piccole imprese.

Per il mondo delle costruzioni, il futuro non sarà semplicemente più digitale. Sarà più integrato, più tracciabile, più predittivo e sempre più fondato sulla capacità di trasformare i dati in decisioni. In questa prospettiva, la digitalizzazione non è un fine: è una leva per aumentare qualità, sostenibilità, produttività e affidabilità del settore.

La lettura del Venetian Green Building Cluster

Per il Venetian Green Building Cluster, i dati OICE e le riflessioni di ANCE, CNI e mondo accademico confermano una direzione ormai chiara: la digitalizzazione non è più un tema laterale, ma una condizione abilitante per la competitività, la sostenibilità e l’evoluzione industriale del settore costruzioni.

La crescita delle gare BIM dimostra che il mercato pubblico sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel guidare la trasformazione digitale della filiera. Tuttavia, l’aumento degli obblighi e dei requisiti tecnici deve essere accompagnato da un rafforzamento concreto delle competenze, sia nelle imprese sia nelle stazioni appaltanti.

In questa prospettiva, la RIR vede tre priorità strategiche per il comparto:

1. Collegare progettazione, cantiere e gestione dell’opera
Il valore del BIM e del Digital Twin emerge pienamente solo quando il dato accompagna l’intero ciclo di vita dell’edificio: dalla fase progettuale alla realizzazione, fino alla manutenzione e alla gestione energetica.

2. Rendere accessibile l’innovazione anche alle PMI
La trasformazione digitale non può riguardare solo le grandi organizzazioni. Per un territorio come il Veneto, caratterizzato da una forte presenza di piccole e medie imprese, è essenziale costruire percorsi graduali, strumenti condivisi e occasioni di formazione che permettano anche alle realtà più piccole di integrare tecnologie e competenze.

3. Trasformare il dato in valore per la sostenibilità
Digitalizzazione, BIM, IA e monitoraggio avanzato possono contribuire in modo decisivo alla riduzione degli sprechi, all’efficienza energetica, alla qualità del costruito e alla sicurezza dei cantieri. Ma perché ciò avvenga, i dati devono essere raccolti, strutturati, interpretati e utilizzati come patrimonio strategico della filiera.

Il ruolo della Rete Innovativa Regionale è proprio quello di favorire questa connessione tra imprese, università, ricerca, professionisti e istituzioni, promuovendo un approccio collaborativo alla transizione digitale e sostenibile del settore. Per VeGBC, la sfida non è soltanto adottare nuove tecnologie, ma creare le condizioni perché queste diventino pratica diffusa, competenza condivisa e leva concreta di sviluppo per il territorio veneto.

Una trasformazione da accompagnare

Il quadro complessivo restituisce un settore in forte accelerazione digitale, ma ancora attraversato da differenze organizzative, dimensionali e culturali. La crescita del BIM nelle gare pubbliche, l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi progettuali e gestionali, lo sviluppo dei Digital Twin e la crescente centralità dei dati indicano che il settore costruzioni sta entrando in una nuova fase. Perché questa trasformazione produca benefici reali, sarà necessario accompagnarla con formazione, sperimentazione, interoperabilità, sicurezza dei dati e collaborazione di filiera.

Il Venetian Green Building Cluster continuerà a monitorare questi processi e a promuovere occasioni di confronto e connessione tra i soci della RIR, contribuendo a rendere la transizione digitale uno strumento concreto per rafforzare sostenibilità, innovazione e competitività del sistema costruzioni veneto.

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